Ai miei mentori ignari.

A me mi brucia.
È tremenda ‘sta cosa. Ho 40 anni e mi brucia come a 20.
Mi parte l’embolo, mi va il sangue agli occhi e desidero forte fortissimo di sputare raggi gamma dagli occhi, Mazinga style. Per fare una strage, mica perché.
Allora uno dice: sei infantile.
Che magari pure è vero, però è vero pure che se sono rimasta infantile nel bruciare, sono cambiati, invece, i motivi che mi appicciano.
E poi mi passa.

Oggi, per esempio, mi sono appicciata. E invece di aspettare che mi passasse, invece di maledirmi infantile, mi sono accorta di aver avuto un sentimento sano.
Me lo hanno fatto capire alcune persone.
Solo che loro non lo sanno.

Di Frank ho già raccontato – sempre troppo poco in realtà – e oggi mi sono scoperta spettatrice di vicende, vite, espressioni altrui, che hanno una influenza gigantesca su tutto quello che poi penso e faccio.
In definitiva di tutto quello che dopo divento.

Frank aveva una amicizia fraterna con un ragazzo che si chiama Giuseppe.
Non ci siamo mai conosciuti, però io lui so chi è e mi è capitato di seguire da spettatrice il loro rapporto o almeno quello che condividevano con noialtri ammiratori di persone in gamba.

La faccio breve: non so chi dei due fosse il generatore del detto, ma io collego a loro una sorta di motto che devono aver citato entrambi, magari in momenti diversi.
Il motto recita:

C’è chi viene per stare bene e chi viene per vedere cosa non va.

A me questa idea, questo fatto, mi ha infuso una serenità gigantesca.
Per inciso, i due lavorano e vivono di ristorazione, per cui nel loro caso il riferimento era contestualizzato.
Ma nella testa mia l’ho astratto.

Ora, le mie illuminazioni sulla via di Damasco sono di quest’ordine di demenza eh, niente di nuovo.
Ma a me, l’idea che la sensazione che talvolta ho nella pancia, non fosse dovuta ad una mia incapacità, una mia inadeguatezza, una mia mancanza – per lo meno non sempre – e per quel tot di volte fosse da imputare ad una centrale nucleare di cacacazzi che emette ioni di sputacchia, per via della propria natura, e non per via della reazione ad un fatto direttamente imputabile a me, a me dicevo, questa idea m’ha ristorato.

M’ha proprio salvato.

Fino ad un certo giorno.

Quel giorno è successo che ho assistito ad uno scambio di commenti, di quelli normali che capitano in rete.
Indipendentemente dal contesto, quello che è accaduto è che un tale ha somministrato un’osservazione al Giuseppe,  il quale interpretando, evidentemente, il commento come un fascio di ioni,  ha sentenziato: “C’è chi viene per stare bene e chi viene per vedere cosa non va”.

Occazzo.

Senti un po’, sensazione di pace-serenità-e-ristoro, ma non è che così va a finire che ci si cuce addosso un cappottino, che dovrebbe essere antisputazza e invece poi diventa antitutto?
Cioè ti chiedo: non è che va a finire che per non sentire la schiamazzante folla di sinceramentinutili rompicoglioni, poi ci si perde i contributi preziosi, magari vivaci, di gente interessante assai?

E come si fa?
C’è un posto sano, di stimoli sani, anche forti, ma salutari?
Se c’è lo trovo. E se c’è, io lo trovo in rete, dove ho trovato tutti i miei affetti sani, la mia nuova famiglia, dove gioco a crepapelle, dove mangio a sazietà, dove, in definitiva, pur vivendo in mezzo al niente, mi nutro di tutti i colori.
Succede che neanche lo cerco, c’è uno che lo sta mettendo insieme. E sta qua: http://www.lavorobenfatto.org/
Lui è Vincenzo, un signore che ho conosciuto per via di mio fratello: raccoglie storie e imprese di persone che se mi guardo, sembrano tutti supereroi confronto a me.
Ma sono supereroi perché fanno le cose bene, con passione e Vincenzo dice anche con sacrificio (ma me ‘sta storia del sacrificio non mi scende; ma questa è un’altra storia.).

E poi a me i supereroi mi piacciono assai.

Allora grazie a Frank, a Giuseppe, a Vincenzo e a tutti i supereroi che loro neanche lo sanno, ma mi hanno fatto capire che oggi, quando m’ha bruciato perché la cosa era fatta male, perché era irrispettosa dell’impegno, della conoscenza, della voglia di indagare motivi e risultati, oggi, non me la dovevo far passare.

Oggi dovevo sputare i raggi gamma dagli occhi.