ASD ovvero di rosicate e rivincite

<<L’Università di Basilicata non è il MIT, quindi dovete puntare al massimo per poter competere.>>
Il fatto è vero. Senza alcun dubbio. E mi ha lasciato anche una bella sensazione di stimolo alla competizione che altrove, invece, non avevo trovato.

Il corso di cui parlo ha una nomenclatura sterile per gli studenti di matematica dell’unibas (informatica I) e più esplicito per gli studenti di informatica: Algoritmi e Strutture Dati: ASD.
ASD :D

Per una videogiocatrice di MMORPG come me questo acronimo richiama una figura mentale specifica: la risata a denti stretti. Una risata veloce. Contenuta.
ASD sono le tre lettere più vicine sulla tastiera in quell’isolotto sinistro in cui accade pressoché tutto ciò che concerne la dinamica di movimento di un personaggio giocante (WASD), e ragionevolmente per questo motivo si sono guadagnate la popolarità nell’utilizzo per questo scopo.
Esempio:
– Visto come l’ho accoppato a quello?
– ASD.

Perciò alla presentazione del corso, avendone realizzato l’abbreviazione, ho asdato. Silenziosamente.

Dopo poco, però, ho smesso di asdare. I prerequisiti del corso (e i miei in particolare) erano insufficienti a comprendere qualcosa che è accaduto di lì a breve.
Ho smesso di capire e ho provato a domandare.
Ho continuato a non capire.
Questa cosa ha generato uno stato d’animo angosciato, irrequieto, frustrato, adirato. A voler sintetizzare: ho rosicato. E così, come da manuale ho ragequittato.
Io, però, quando rosico perdo sempre (da “Le perle di saggezza di Naonda”).
Perdo la lucidità (che disciplina del cacchio), perdo capacità organizzativa (recupererò quando mi gira). In definitiva: perdo tempo.

Ma poi recupero (ché l’orgoglio a quello serve).
Quindi, dicevamo, non siamo al MIT.
Però non è più il 1995 (data di disinnesco della mia prima carriera universitaria). E’ il 2013.
Allora al MIT io ci vado. E scopro che ci sono corsi bellissimi, tenuti da docenti e assistenti fantastici. Lezioni da 70 minuti, ma di una intensità tale che per un essere umano non esattamente adeguato agli standard del MIT, ci vuole un lavoro di fino di pause, ricarica, rimanda-in-play.

In definitiva è stata una bella scoperta, un bel lavoraccio di recupero, una buona esperienza (come tutte quelle in cui fatichi duro a rimettere a posto i cocci di una reazione impulsiva).

In questo percorso ho recuperato del materiale, ho lavorato sodo su alcune tematiche e alla fine della storia ho diverse cose che mi fa piacere, al solito, di condividere.
Va da sé che tutto il materiale manoscritto da me è totalmente privo di qualsiasi copyright.
Ho incluso alcuni test a risposta multipla messi a disposizione dall’autore del libro di testo del corso che sono comunque, e per scelta dell’editore, liberamente scaricabili da qui.

Io ho trovato molto più esaustivo e interessante il libro su cui si basa anche il corso del MIT (essendo l’insegnante uno degli autori), che ho trovato disponibile qui insieme con molto altro materiale interessante ed utile qui.
(qualora interessasse: il libro di Demetrescu è disponibile nella biblioteca di Ateneo dell’Unibas: quando l’ho preso in prestito era così nuovo e intatto da scricchiolare…, è presente anche una copia, solo per consultazione, del libro del Prof. Charles Leiserson).

 

Ecco il materiale che ho ricevuto | Ecco il materiale che ho elaborato.

Ci sono molti esercizi svolti e alcuni bignamini realizzati da altri studenti.
Io ho trovato MOLTO utile il diario di bordo del prof. Massimo Franceschet, con particolare riferimento alle sezioni introduttive del capitolo 4 in cui si evidenziano gli attributi utili a gestire le varie strutture di dati.

Enjoy. Asintoticamente.

P.S.: Noi non siamo il MIT, perchè VOI non siete il MIT.